Denuncia a Publiacqua

Il Comitato per l’acqua pubblica di Pistoia insieme a Legambiente Pistoia ha sporto denuncia-querela contro l’azienda Publiacqua per appropriazione indebita. Dal 21 luglio 2011, data di promulgazione degli esiti referndaria, l’azienda ricava infatti sull’acqua profitti illegittimi continuando a percepire anche la quota di remunerazione del capitale, abrogata dalla consultazione.

Dopo le centinaia di cittadini che da mesi stanno presentando istanza di rimborso al gestore del servizio idrico, ora sarà anche il Tribunale di Pistoia a doversi esprimere.

Comunicato Stampa
Legambiente Pistoia insieme ai suoi iscritti e al movimento per l’acqua pubblica denuncia chi a distanza di un’anno ha disatteso il voto di 27 milioni di cittadini che a maggioranza assoluta hanno dichiarato di volere una gestione pubblica dell’acqua.
La Corte Costituzionale con la sentenza 26/2011, nel dichiarare l’ammissibilità del referendum, ha precisato che “ la norma residua è immediatamente applicabile “e “non presenta elementi di contraddittorietà” e pertanto dal 21 luglio 2011 Publiacqua non ha più il titolo per esigere l’importo sulla tariffa corrispondente alla remunerazione del capitale investito.
Da qualche mese il comitato locale per l’acqua sta richiedendo con appositi moduli (istanze di Rimborso ) la restituzione di questa quota a partire dal luglio 2011, e contemporaneamente procede a pagare le bollette dell’acqua con bollettini appositi dove viene applicata l’autoriduzione .
L’acqua, elemento vitale e monopolio naturale, bene indivisibile e inalienabile non può essere mercificata e messa in mano a speculatori che come sempre fanno pagare a chi è più debole , Legambiente Pistoia ha sporto denuncia-querela contro l’azienda Publiacqua che gestisce questa risorsa ricavando profitti illegittimi nonché illegali dopo la vittoria del referendum.
Sappiamo bene che il probema non è solo del privato, ma anche delle amministrazioni che si sottomettono al volere di un mercato sempre più affamato di servizi essenziali, per spremere le ultime risorse in mano ai cittadini.
Legambiente Pistoia da sempre attenta al territorio col fine di una gestione partecipata e comune , unico modo per presevare l’ambiente e le sue risorse affinchè anche le future generazioni ne possano fare uso , vuole che il voto dei cittadini venga rispettato, per questo lotteremo insieme a loro fino all’applicazione piena dell’esito referendario.
Legambiente Pistoia

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1765:pistoia-denuncia-a-publiacqua-&catid=156&Itemid=86

Petizione contro la TARES: chi produce meno rifiuti deve risparmiare!

Al via una raccolta firme su una petizione popolare
Rifiuti: a Legambiente non piace la Tares
Tassazione per famiglie e aziende equa e premiare i comportamenti virtuosi

A Legambiente non piace la Tares e ha dato il via alla raccolta firme per la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare” promossa nell’ambito della campagna Italia rifiuti free.

Secondo gli ambientalisti, «Chi produce meno rifiuti dovrebbe essere premiato, mentre la Tares, la nuova tassa sui rifiuti rischia, al contrario, di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani in maniera ingiusta».

I primi firmatari della petizione che può essere sottoscritta anche u online sul sito di Legambiente) sono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Mario Tozzi, divulgatore scientifico, Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, Cristina Gabetti, curatrice della rubrica Occhio allo Spreco della trasmissione Striscia la Notizia, Enzo Favoino, Scuola agraria del Parco di Monza, Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, e Walter Ganapini, ambientalista.

Nella petizione, indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta e ai ministri dell’ambiente Andrea Orlando e dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, si legge: «Chi produce meno rifiuti deve essere premiato. La nuova tassazione a carico delle famiglie e delle aziende deve essere equa e premiare i comportamenti virtuosi. La nuova tassa sui rifiuti, la Tares, rischia invece di aggravare ulteriormente il peso fiscale sugli italiani. È un’ingiustizia. Il Governo deve rivedere il nuovo tributo sui rifiuti, che deve rispettare il principio europeo “chi inquina paga” e deve essere calcolato solo sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno. In Italia la gestione dei rifiuti sta vivendo una fase di grande evoluzione. Sono oltre 1300 i Comuni ricicloni che in tutto il Paese superano l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata, si stanno diffondendo le buone pratiche locali per la riduzione degli imballaggi inutili, sono sempre più numerosi gli impianti di riciclaggio che costituiscono l’ossatura portante della green economy dei rifiuti. Ma ci sono ancora tanti problemi irrisolti. Continuiamo a produrre troppi rifiuti e a smaltirne quasi la metà nelle inquinanti discariche. In più di settemila Comuni italiani la quantità di rifiuti prodotti è irrilevante nel determinare l’ammontare della tassa, mentre solo alcune centinaia di enti locali fa pagare in base alle quantità effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale. Tutto questo è assolutamente inaccettabile. Oggi è possibile affrontare in concreto la sfida della riduzione, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi. Solo in questo modo si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella “società europea del riciclaggio” alla base nella nuova direttiva europea».
CHI INQUINA PAGA.

CHI PRODUCE MENO RIFIUTI DEVE RISPARMIARE

SOTTOSCRIVO LA PETIZIONE CHI INQUINA PAGA
CHI PRODUCE MENO RIFIUTI DEVE RISPARMIARE
Puoi farlo su:
http://www.legambiente.it/italiarifiutifree/petizione#.UfAXhW1574Q

Riprendiamo il treno e le stazioni

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Questa iniziativa è promossa dal CIUFER (Comitato Italiano Utenti delle Ferrovie Regionali), un’associazione spontanea (di cui fanno parte decine di Comitati di Pendolari del treno e molti cittadini che hanno a cuore le sorti del trasporto ferroviario regionale).

Il sistema ferroviario nazionale sta subendo una trasformazione che si traduce in un generale squilibrio nel diritto alla mobilità dei cittadini; si è scelto di privilegiare l’Alta Velocità concentrando ingentissime risorse su nuove linee (il cui costo unitario è risultato straordinariamente più elevato rispetto a quello di linee analoghe in altre nazioni europee) e su servizi destinati ad una componente di utenza limitata. In effetti nell’ultimo decennio gli investimenti per servizi ordinari e regionali sono stati minimi, di contro ingentissimi quelli per l’alta velocità (rapporto 4:100), mentre il rapporto fra utenza (pendolari) sulla breve percorrenza e utenti del TAV risulta del tutto inverso (2,9 milioni spostamenti locali giornalieri contro 300 mila spostamenti sulla lunga distanza). Uno squilibrio fra domanda e offerta incredibile; peraltro lo squilibrio è multiplo e pesante sotto diversi punti di vista: il TAV favorisce le relazioni fra le metropoli d’Italia, spesso marginalizzando il resto del territorio; il TAV è fruibile solo dalle popolazioni del Nord Italia (si ferma infatti in Campania, con soluzione di continuità a Sud); il TAV presenta tariffe costose (accessibili solo a ceti a reddito medio-alto) e quindi è discriminante; il TAV non si integra con le reti regionali; il TAV non raggiunge le aree periferiche, collinari e montane.

La consapevole e scientifica destinazione di risorse sul TAV ha fatto il paio con una politica tesa all’abbandono delle reti esistenti e dei servizi ordinari a lunga percorrenza, regionali e delle ferrovie minori. Si è andato depauperando e degradando un patrimonio di infrastrutture, strutture e stazioni che era stato edificato in oltre un secolo e che aveva contribuito ad unire l’Italia, a favorire gli scambi di persone, culture, merci, a sviluppare intere aree del paese. Dimentichi dell’energia, delle risorse umane e finanziarie, dei saperi e delle tecniche costruttive storiche espresse dall’ingegneria italiana, si è sacrificato tutto sull’altare del mercato e dei profitti, nella logica thatcheriana scellerata e perdente del privatizzare a tutti i costi.

Il servizio ferroviario è stato affossato attraverso una miriade di azioni deleterie, sempre giustificate da sedicenti motivazioni efficientiste; si è così assistito nel tempo a fenomeni quali:

  • manutenzioni ritardate o non eseguite, fino a rendere le linee impraticabili o spezzate in tronconi di scarsa utilità;
  • eliminazione dei binari di precedenza e d’incrocio, specie nelle stazioni di testa (c. d. Rete snella);
  • tagli di migliaia di km di linee (solo nell’ultimo anno sono state falcidiate decine di linee regionali in tutta la penisola);
  • cancellazione di migliaia di corse;
  • cancellazione dei treni a lunga percorrenza fra Nord e Sud del paese e treni notte;
  • autoservizi sostitutivi, spesso di qualità modesta, in parallelo;
  • coincidenze estremamente scomode;
  • invecchiamento del materiale rotabile, senza rinnovo o potenziamento adeguato;
  • peggioramento continuo dei servizi in termini di offerta e qualità (pulizia, servizi agli utenti, sicurezza);
  • orari mal concepiti, non coordinati, spesso modificati senza preavviso, sempre più frequenti soppressioni di corse.

Le manifestazioni locali dei pendolari e dei cittadini, occasionali, magari anche forti e partecipate, pur numerose e frequenti, non riescono a smuovere i vertici di governo. Politici e gestori dei servizi assumono promesse vaghe e lasciano sbollire la rabbia dei cittadini, lasciando insolute le questioni e rinunciando al rilancio delle Ferrovie Regionali.

Noi vogliamo organizzare le forze ed attivare forme di lotta e di rivendicazione più incisive, secondo strategie chiare e azioni innovative, chiamando a raccolta i movimenti diffusi sul territorio per dar loro una stessa voce, una voce però molto forte. Vogliamo dire ai ministri, agli assessori regionali, ai dirigenti delle Ferrovie, ai Moretti di turno che ci siamo stancati dei loro giochi sulla pelle della comunità. Vorremmo far capire che siamo determinati e abbiamo numeri, competenze e capacità per essere incisivi; lo facciamo con delle proposte, lo facciamo in modo costruttivo, la facciamo con alcune iniziative di mobilitazione a scala nazionale.

La prima di queste iniziative prevede il presenziamento di tutte le stazioni d’Italia da parte dei sindaci, delle associazioni e dei singoli cittadini sensibili alla Vertenza, Sabato 16 febbraio 2013, non a caso una settimana prima della data delle elezioni politiche.

Non bloccheremo i treni, al contrario invitiamo tutti a viaggiare su un treno regionale in giornata anche per un breve tragitto, in modo da riempire tutti i treni e le stazioni. Dibattiti, letture di poesie e brani di letteratura, distribuzione di volantini, discussioni sui temi della Vertenza avranno luogo in tutte le stazioni. Laddove i treni sono stati cancellati si farà una marcia a piedi simbolica lungo la ferrovia in adiacenza alle stazioni. Chiederemo ai politici candidati di firmare la nostra vertenzaŠe vigileremo sui loro comportamenti in sede di governo.

All’iniziativa hanno aderito anche Legambiente e Italia Nostra. Altre associazioni e movimenti stanno ufficializzando la loro adesione. Chiediamo a tutti di segnalare la loro presenza, in qualità di associazioni o semplici cittadini, e di divulgare l’evento attraverso social network, giornali on line, giornali ordinari, radio e TV locali. Proviamoci! Riprendiamoci i treni e le stazioni!

 

 

 

 

I Rom del Brusigliano segregati e imprigionati tra tangenziale e autostrada dopo l’abbattimento del cavalcavia.

La brutta notizia, documentata da diverse  testimonianze dirette, è che alcune donne, madri e bambine del campo rom del Brusigliano, attraversano quasi quotidianamente a piedi  quel tratto di tangenziale che divide il campo di volo da via Ciliegiole. Infatti il cavalcavia di collegamento è stato abbattuto per la realizzazione delle opere di viabilità connesse al nuovo ospedale, opere per le quali, è bene ricordare, la Regione Toscana aveva stanziato 4,5 milioni di euro. Il comune di Pistoia accettò  il cambiamento del progetto vincitore del bando di gara per l’incrocio tra via Ciliegiole e la tangenziale,a nostro avviso con notevole spreco di denaro pubblico, e oggi ci rendiamo conto che la comunità rom, cittadini pistoiesi da generazioni, è rimasta segregata e imprigionata tra le due barriere architettoniche (tangenziale e autostrada). A questo si somma la chiusura dei passaggi a livello in via Ciliegiole e la pericolosità del sottopasso di Porta Nuova,unica via per arrivare in città. La nostra associazione, che da anni opera per l’inclusione  delle minoranze, anche con eventi di incontro e integrazione a favore dei rom dei tre campi pistoiesi (Sant’Agostino, Pontelungo e, appunto, Brusigliano) chiede fortemente alle istituzioni di trovare una soluzione provvisoria (tipo semaforo o navette bus). Non è pensabile che fino all’inaugurazione del nuovo ospedale, in estate, si verifichino ulteriori e pericolosissimi –anche per gli automobilisti- episodi giornalieri di attraversamento della tangenziale da parte di giovani donne per raggiungere via Ciliegiole. Stupisce poi come tra tutti coloro che hanno seguito il progetto non ci sia stato nessuno in grado di contabilizzare, nel totale importo economico dell’ operazione, la spiacevole situazione che invece si è verificata e proporre preventivamente una soluzione. Adesso sarebbe opportuno che tutti gli attori istituzionalmente competenti si attivassero per rimuovere il fenomeno accennato, che rimane quanto di più lontano ci possa essere dall’integrazione sociale, in altre occasioni perseguita e dichiarata.

Antonio Sessa, Presidente del circolo Legambiente Pistoia

Assemblea pubblica 15 aprile alla Misericordia di Pracchia

Ad oltre un anno dall’abbattimento della scure dei tagli sulla Ferrovia Porrettana.
Quando le corse furono dimezzate da 12 a 6 al giorno e furono introdotte 12 corse di autobus sostitutivi. ( 2 per ogni treno)
Dopo oltre un anno di assemblee, manifestazioni, protocolli d’intesa, dichiarazioni sui giornali…

Sostanzialmente nulla è cambiato.

Domenica 15 Aprile alle ore 9.30 nei locali della Misericordi di Pracchia

si terrà un assemblea pubblica per parlare della Ferrovia Porrettana.

In vista delle prossime elezioni amministrative in molti Comuni della zona

Parleremo di:

Soluzioni immediate

Iniziative per il futuro

Cittadini,enti,forze politiche Toscani ed Emiliani
Sono tutti invitati a partecipare.