Premiazione Concorso “Un saggio per L(‘)A M(bi)ENTE”

Si è svolta con successo la premiazione del Concorso con le scuole “Un saggio per L(‘)A M(bi)ENTE”, sabato 30 aprile alla sala Terzani della Biblioteca San Giorgio a Pistoia.
Premiati l’associazione onlus Il Sole, gli istituti L.Einaudi, ITIS Fedi-Fermi e media Mantellate.
Fuori concorso, menzione per gli Esploratori dell’Acqua della scuola media Leonardo da Vinci.
Arrivederci al prossimo anno scolastico!

13133146_1010178575702112_740708408348007314_n 13138947_1182012891841161_4762981432946104011_n13124652_1182012878507829_8005302374192253497_n 13124615_1182012955174488_1891153193905364326_n 13062301_1010178555702114_5973725237469219054_n 13062457_1182012921841158_6424610867387991724_n 13095816_1010178625702107_3275461563674814430_n

Comunicato: otto mesi di applicazione della Legge sugli Ecoreati

Una nuova agenda per il Parlamento dopo la Legge sugli Ecoreati e il Collegato
Toscana al 3° posto per Ecoreati accertati in 8 mesi di applicazione della Legge:
73 reati, 108 denunce, 22 sequestri di beni
Ferruzza: “Un dato bifronte, da leggere con attenzione: da una parte la Toscana al centro di tanti appetiti criminosi, ma anche terra di grande contrasto alle mafie!”

Sono 947 i reati e le violazioni amministrative accertati, 1.185 le persone denunciate e 229 i beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Contestato in 118 casi il nuovo delitto di inquinamento e per 30 volte il disastro ambientale. La regione dove sono stati accertati più ecoreati è il Lazio (134), seguita da Campania (95) e Toscana (73). Il maggior numero di sequestri è stato riscontrato in Puglia (28), seguita da Calabria (25) e Toscana (22).
La legge n. 68 del 2015, che ha introdotto nel nostro Codice penale il Titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali, comincia a dare i suoi frutti. I numeri dei reati contestati e dei conseguenti sequestri e denunce raccolti, dimostrano che l’impianto legislativo entrato in vigore il 29 maggio ha determinato l’avvio di una nuova stagione per il contrasto delle ecomafie, grazie a nuovi delitti specifici da contestare, come l’inquinamento e il disastro ambientale, con limiti di pena adeguati, tecniche investigative efficaci e tempi di prescrizione raddoppiati.

“I risultati dei primi 8 mesi di applicazione della nuova legge sugli ecoreati, fortemente voluta dalla nostra associazione, stanno dimostrando tutta l’efficacia del nuovo sistema sanzionatorio. – dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana – La legge sugli ecoreati ha fornito un valido strumento operativo alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria che fino a ieri dovevano ricorrere con scarsa fortuna ad articoli e commi previsti per tutt’altro (dall’art. 434, con il cosiddetto disastro innominato, al getto pericoloso di cose, piuttosto che l’insudiciamento delle colture o il danneggiamento di beni), per poter fermare gli eco/criminali. Oltre all’inquinamento e al disastro ambientale, la legge prevede altri quattro delitti (morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e omessa bonifica), una lunga serie di aggravanti (tra cui quelle contro l’ecomafia o i pubblici funzionari corrotti), misure molto drastiche come la confisca dei beni come per i mafiosi e sanzioni severe contro la responsabilità giuridica delle imprese!” – conclude Ferruzza.

Grazie alla collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, del Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e delle Capitanerie di porto, Legambiente ha raccolto i dati relativi all’applicazione delle legge 68 nel periodo che va dal 29 maggio 2015 (giorno di entrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016. A fronte di 4.718 controlli effettuati, sono stati contestati 947 reati penali e violazioni amministrative, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro.
Le prescrizioni (previste per i reati minori che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all’ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa in regola dell’attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni) hanno riguardato ben 774 infrazioni contravvenzionali, con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri, per un valore di 13,2 milioni di euro. Particolarmente significativo, vista la complessità delle indagini e la brevità del periodo considerato, è il dato relativo ai casi di applicazione del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 bis), che sono stati ben 118, con la denuncia di 156 persone e 50 sequestri, per un valore di oltre 10,6 milioni di euro. Da sottolineare anche le 30 contestazioni di disastro ambientale (art. 452 quater), con la denuncia di 45 soggetti, gli 11 casi di impedimento al controllo (art. 452 septies), i 12 casi di delitti colposi (art. 452 quinques) e le 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 ter).

A livello regionale è il Lazio è la regione dove si è concentrato il più alto numero di contestazioni della legge 68, ben 134, con 121 denunce e 17 sequestri; subito dopo spicca la Campania (95), dove si registra il maggior numero di persone denunciate, 137; al 3° posto figura la Toscana (73), seguita da Umbria (68), Emilia Romagna (67), Puglia (62), e Lombardia (58). Il maggior numero di sequestri è stato riscontrato in Puglia (28), seguita dalla Calabria (25) e dalla Toscana (22).

“Il 2016 è un anno strategico per l’attività legislativa in campo ambientale – dichiarano Rossella Muroni e Fausto Ferruzza, rispettivamente presidenti nazionale e regionale di Legambiente -, perché offre finalmente la possibilità di approvare nuovi provvedimenti a tutela e valorizzazione dell’ambiente con i quali dare concretezza alle idee di sviluppo sostenibile ed economia legale. In particolare, l’approvazione definitiva del DDL sulla riforma delle agenzie regionali di protezione ambientale, che arriverà in aula in Senato nelle prossime settimane, darebbe un contributo importante al miglioramento dei controlli pubblici sul territorio nazionale e alla piena applicazione della legge sugli ecoreati. La legge sul consumo di suolo, inoltre, contribuirebbe ad avviare una nuova filiera economica e imprenditoriale basata sulla riqualificazione dell’esistente in chiave innovativa e sostenibile. Dalla riforma della legge 394, invece, ci aspettiamo che consenta ai parchi e alle aree protette di veder finalmente riconosciuti il valore e il ruolo che in questi 25 anni hanno avuto, quello della conservazione ambientale ma anche di sviluppo, coesione ed identità territoriali con ricadute estremamente positive per le comunità coinvolte”.

Sono 8 le proposte di Legambiente per rendere più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto dell’illegalità ambientale. Si tratta di un pacchetto di provvedimenti, attuabile in questa legislatura, che consentirebbe dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati e del Collegato ambientale, di rafforzare il quadro normativo a sostegno della riconversione ecologica del nostro Paese:
1) formare sulla nuova legge tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali (forze dell’ordine e Capitanerie di Porto, magistrati, Arpa, polizia municipale, aree protette, etc.);
2) definire linee guida nazionali per garantire l’applicazione uniforme della parte delle legge sui reati minori che non rientrano tra i delitti ambientali, fino ad oggi non completamente garantita;
3) istituire un Fondo nazionale presso il ministero dell’Ambiente, dove far confluire le sanzioni per i reati minori da utilizzare solo per bonificare i siti orfani sul modello del Superfund statunitense;
4) potenziare le attività d’indagine contro gli ecoreati attraverso un corpo di polizia ambientale specializzato e sempre più strutturato sul territorio, approfittando della definizione del decreto sull’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri;
5) approvare definitivamente il progetto di legge sul sistema delle Agenzie regionali di protezione ambientale, calendarizzato in aula al Senato per il prossimo 5 aprile per migliorare il sistema dei controlli pubblici in campo ambientale;
6) approvare una legge efficace per lo stop al consumo di suolo e definire quanto prima nuove regole per procedere in modo più spedito all’abbattimento degli ecomostri e delle costruzioni abusive;
7) calendarizzare la discussione del testo sulle agro/mafie, in corso di definizione dal gruppo di lavoro costituito del ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduto da Giancarlo Caselli;
8) lavorare per la definizione dei delitti contro gli animali, recuperando il lavoro fatto durante la fase di discussione della legge sugli ecoreati.

Dossier completo: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/applicazione-legge-ecoreati-2016
L’Ufficio Stampa di Legambiente Toscana: 055.6810330

 

CS Ecoreati Toscana 22.03.16

0322Dossier legge ecoreati definitivo

Schermata 2016-03-22 alle 18.48.38

Schermata 2016-03-22 alle 18.48.32

- dal team di Avaaz – Questo è il movimento che il nostro Pianeta stava aspettando

- dal team di Avaaz –
Questo è il movimento che il nostro Pianeta stava aspettando
Cari, incredibili avaaziani,
Ce l’abbiamo fatta! Anche se non abbiamo potuto marciare a Parigi, la Marcia Globale per il Clima ha battuto ogni record diventando la più grande mobilitazione per il clima della storia: da Sydney a San Paolo passando per tutto il mondo, siamo stati 785mila, con oltre 2300 eventi in 175 Paesi. Tutti uniti in un’unica voce per un futuro pulito al 100%, per salvare tutto ciò che amiamo. Siamo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e a Parigi si sente già, fortissimo, l’impatto della marcia.
È quasi impossibile descrivere la forza, la bellezza e l’umanità che ieri in mille forme diverse abbiamo fatto fiorire in questo nostro mondo. Ma queste foto possono dare un’idea:
Londra, Regno Unito
Questo è il movimento che il nostro Pianeta stava aspettando. In tanti Paesi, dal Bangladesh all’Irlanda, ci sono state le più grandi manifestazioni di sempre per il clima. 120mila persone in Australia, 100mila in India. A Sana’a, in Yemen, la marcia è andata avanti nonostante le bombe che continuano a cadere!
In senso orario da in alto a sinistra: Melbourne, Helsinki, Berlino, Amsterdam, Bogotá, Jakarta
In Francia sono state annullate manifestazioni che prevedevano fino a 500mila persone, ma non ci siamo persi d’animo: in pochi giorni gli avaaziani hanno raccolto migliaia di scarpe e ieri mattina le hanno portate a Parigi, a Place de la République. Tra quelle scarpe, simbolicamente posizionate all’ingresso del vertice sul clima, c’erano anche quelle del Papa e del segretario generale dell’Onu:
In ogni Paese, i più importanti giornali, televisioni e siti web di informazione hanno le nostre marce in prima pagina, dal New York Times ad Al Jazeera.
L’inviato di Papa Francesco ha detto: “Il Papa è vicino con lo spirito alle centinaia di migliaia di partecipanti, ai poveri e a tutti quelli che vogliono giustizia e un clima sicuro.”
Oggi, nell’aprire i lavori della conferenza, di fronte a tutti i capi di Stato del mondo, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha sottolineato: “I popoli del mondo sono in marcia. Sono scesi per le strade, nelle città e nei villaggi in tutto il mondo, in una mobilitazione di massa per il cambiamento… Si aspettano che ognuno di voi sia all’altezza della sfida. Ce lo chiede la Storia.”
Christina Figueres, la direttrice dei negoziati ONU sul clima, ci ha voluto ringraziare e ha annunciato: “Stiamo lavorando con Avaaz per installare grandi schermi dentro la conferenza e far sentire le vostre voci. Il vostro sostegno per un accordo ambizioso contro il cambiamento climatico arriverà forte e chiaro a tutti i delegati.’’
Clicca qui per vedere alcune delle foto più belle e leggere i messaggi di chi ha marciato.
Oggi ha finalmente inizio la conferenza sul clima. Sono anni che i nostri politici ci dicono: “Dimostrateci che alla gente interessa il cambiamento climatico, e noi agiremo di conseguenza”. Questo fine settimana gli abbiamo dimostrato che il mondo intero vuole il 100% di energia pulita. E in questo esatto momento, davanti ai loro occhi, sta scorrendo il video delle nostre marce che gli ripete questa richiesta. Non possono non vederci. E non potranno ignorarci: siamo già qui, il team di Avaaz è al lavoro dentro ai negoziati e ogni volta che qualcuno nelle prossime due settimane cercherà di ostacolare l’accordo saremo pronti a intervenire.
Questo fine settimana, il nostro movimento ha raggiunto un nuovo livello. Nelle prossime due settimane continueremo a lottare per questo obiettivo, per tenere vivo il nostro sogno e scuotere questa conferenza, fin quando non otterremo l’accordo che serve per salvare il nostro futuro.
Con infinita gratitudine e determinazione,
Emma, Alice, Luis, Ricken, Ben, Mais, Dan e tutto il team di Avaaz
Migliaia di avaaziani hanno mandato bellissime foto e video dalle marce in tutto il mondo. Durante le prossime due settimane, verranno proiettate su un maxi-schermo al vertice di Parigi: tutti i negoziatori e i capi di Stato le vedranno ogni volta che entreranno e usciranno dal summit.

https://avaaz.org/it/climate_march_report_back_loc/

http://www.theguardian.com/environment/commentisfree/2015/nov/29/the-paris-climate-summit-a-real-test-of-humanity

ALPI APUANE, VERGOGNA NAZIONALE

di Franca Leverotti, fonte Salviamo il Paesaggio

Nato nel 1997 come Parco con al suo interno un cospicuo numero di bacini estrattivi, ambiguamente e scorrettamente definiti aree contigue di cava, l’area delle Alpi Apuane continua a subire, sotto il falso spettro del ricatto occupazionale (gli occupati diretti non raggiungono il migliaio), una escavazione devastante e selvaggia.

25-b-grotte-in-CarcaraiaQuest’opera di escavazione affetta le creste, inquina le acque di superficie e le grotte carsiche con la polvere di marmo (marmettola) che penetra nelle fratturazioni delle rocce (ben 2.000 grotte sono state accatastate finora),abbassa i passi di 70 metri (la Focolaccia , già 1650 m di altezza tra il monte Tambura e il monte Cavallo), in eclatante contrasto con l’art. 142 del Codice dei Beni culturali, e in palese violazione con il principio di precauzione e le leggi che tutelano le acque e i siti Natura 2000.

In un Parco dove sono presenti oltre 3.000 specie (con 20 endemismi) delle 5.595 viventi in Italia, l’abisso più profondo della nazione e una decina di abissi superiori a 1.000 metri, il complesso carsico più vasto della penisola (antro del Corchia, 53 km di gallerie esplorate) non meraviglia trovare una Zona di Protezione Speciale che copre l’88% della superficie del Parco e ben 18 Siti di Interesse Comunitario che le si sovrappongono.

Ebbene la normativa del Consiglio regionale emanata nel 1997 al momento della costituzione del Parco e che cercava di salvaguardare le vette e i crinali, il reticolo acquifero, le cavità carsiche, non è mai stata rispettata, come scrive nel 2010 il direttore del Parco: ” i contenuti dell’ordine del giorno del 24 luglio 1997 sono stati considerati in termini soltanto orientativi“.

E anche la rete di protezione Natura 2000 è stata tracciata in funzione degli interessi di pochi concessionari: “l’Ufficio di Direzione del Parco – scrive – era riuscito a scontornare, dall’area di protezione, i possibili sviluppi estrattivi, a quel tempo conosciuti e convenuti“. Non ci sono parole!

Così come non ci sono parole nelle ridicole prescrizioni della VIA e della Vinca che riguardano i piani estrattivi: oliare i macchinari per non disturbare gli uccelli, non usare mine nel periodo di riproduzione dell’aquila, avvisare il Parco in caso di intercettazione di cavità (mai successo, come mostrano le foto).

Da due anni, nonostante le cave in funzione (una settantina, la maggior parte delle quali impiega solo due, tre operai), il Parco è diventato Geoparco Unesco. Il Piano paesaggistico voluto da Anna Marson prevedeva la progressiva chiusura delle cave: dovevano cessare l’attività alla fine del piano estrattivo in corso e dopo i tre anni di ripristino ambientale. Abbiamo sperato che andassero a chiusura le cave più piccole, le cave di creste, quelle in corrispondenza con le sorgenti, quelle sopra i 1.200 m, nei circhi glaciali, nei boschi…

La “cattiva” politica, quella che fa gli interessi economici di pochi e permette la devastazione di un bene comune, ha deciso che tutto resterà come prima e anche peggio: anche nelle aree tutelate dal Codice si continuerà a scavare, ad ampliare e addirittura si potranno riaprire cave chiuse da 20 anni, semplicemente non ce ne saranno di nuove (alla grazia!).

In questa area di fragile e rara bellezza, in questo Parco, i SIC e le ZPS dovrebbero (scrivo dovrebbero, perché non glielo permetteremo) subire ancora scempio e violenza.

Aggiungiamo che nel 2003 una assurda normativa regionale, volta a favorire la produzione di detrito, convalidava e rendeva obbligatorio il rapporto scaglie-blocchi, ora che macchine potentissime tagliano il marmo con estrema precisione e senza scarto. Ogni tonnellata di marmo deve essere composta nel Parco da un 25% di marmo in blocchi e da un 75% di scaglie; nel bacino di Carrara la proporzione è ridotta a 20/80.

Non ci sono limiti all’escavazione e il business del carbonato ha fatto sì che in Garfagnana nel verde di una montagna boscata si aprisse, con i fondi europei, un frantoio per macinare i detriti e produrre pregiato e richiesto carbonato di calcio purissimo, e la Regione costruisse una linea ferroviaria che da Pieve San Lorenzo arriva allo stabilimento Kerakoll di Sassuolo: una scelta ecologica, senza dubbio, perché ha eliminato il trasporto con i camion (ma ancora oggi, all’interno del Parco, in Val Serenaia si consentono 100 passaggi di camion al giorno per alimentare il frantoio) , ma ” è civiltà ridurre i monti in farina?” come si chiede Alberto Grossi nel bellissimo filmato Aut/Out (vedi qui sotto).

Sabato un industriale di Carrara ha precisato al giornale Il Tirreno che si asportano 900.000 tonnellate in blocchi all’anno, ma se consideriamo le scaglie, le terre ecc. allora ogni anno si abbattono almeno 3.600.000 tonnellate di montagna. Una enormità. Perché?

Riprendiamo il filo della storia e ricordiamo quando (1994) una politica regionale diversa, più sensibile alle esigenze del pubblico, aveva stabilito che anche i Comuni di Massa e di Carrara dovessero adeguarsi nell’escavazione alla normativa della Regione Toscana. Massa usava e tuttora usa la legge estense del 1846! Nulla di rivoluzionario la nuova normativa: le cave dovevano essere concesse all’asta al miglior offerente, a tempo determinato (20 anni), gestite direttamente, e dovevano pagare una tassa (10%) proporzionale al valore del marmo estratto. Una legge troppo democratica per Berlusconi che la impugnò come anticostituzionale e anche perché “incide sui diritti immobiliari preesistenti, disciplinati con normativa speciale risalente alla legislazione preunitaria (1751 e 1846)”.

La sentenza della Corte Costituzionale 488/1995 riconfermava la normativa regionale, asserendo che gli agri marmiferi appartenevano al patrimonio indisponibile dei due Comuni, sottolineava “l’allarmante fenomeno (ignoto al legislatore estense) delle subconcessioni di fatto” e dava atto che la Regione Toscana era ben conscia “dell’enorme importanza economica dello sfruttamento degli agri marmiferi nelle Alpi Apuane e della loro rilevanza anche dal punto paesaggistico ambientale …. vincolando i nuovi regolamenti comunali (di Massa e di Carrara) al rispetto della normativa urbanistica, ambientale , paesaggistica , idrogeologica. E aggiungeva che i canoni irrisori chiesti dai due Comuni dovevano essere determinati in base alla caratteristiche dei beni, ma “ad un valore non inferiore a quello di mercato, fatti salvi gli scopi sociali. A questa regola i Comuni di Massa e Carrara devono fin d’ora uniformarsi, indipendentemente dall’entrata in vigore dei regolamenti più volte ricordati”.

Ebbene, in questo lembo della Toscana la legge ha cessato di essere osservata a partire da questa sentenza, sentenza mai fatta propria dal Comune di Massa (qui le cave sono in concessione perpetua, si possono vendere e lasciare in eredità, ci sono lucrose rendite parassitarie, si riscuote un canone annuale pari al reddito agrario moltiplicato per 0,024 euro e per ogni blocco di marmo denunciato alla pesa il Comune ricava 8,30 euro per marmo il cui valore oscilla da 100 a 4.000 euro la tonnellata).

Carrara si era data con l’amministrazione Fazzi Contigli un regolamento che ha progressivamente svuotato e reso non conforme alla sentenza sopracitata; le ultime amministrazioni si baloccano nell’ambiguità di alcune cave censite come “beni estimati” e, nonostante fin dal 1955 alcuni giuristi avessero confermato l’equivalenza con le altre cave, continuano a pagare esperti di diritto perchè producano uguali sentenze: ma nel frattempo ci si barcamena nel più completo e anti-economico disordine, denunciato dai cittadini alla Corte dei Conti.

brancaio

Non meraviglia che nel 1997 il Parco fosse stato costituito con le cave dentro e neppure che il piano estrattivo varato dal Parco nel 2003, che prevedeva la chiusura di 5/6 cave, fosse ancora una volta fermato dai Sindaci e non arrivasse mai in Regione per l’approvazione. Il 2003 d’altra parte è l’anno in cui la Regione determina la percentuale 20/80 e 25/75.

Nel 2006, ancora una legge regionale, stabilisce che il piano del Parco deve PRECEDERE il piano estrattivo del Parco, e lo scorso anno abbiamo dovuto fare le osservazioni alla VAS di un piano del parco, già approvato, che non contemplava le attività estrattive: infrangendo in questo modo le regole elementari della pianificazione.

In questo quadro di completa illegalità, non ci sono dati certi sugli occupati diretti, che i sindacati però indicano nel migliaio, e i concessionari propagandano in 12.000 addetti comprensivi dell’indotto. Esiste l’Inail, ma sembra che nessuno voglia realmente accertare il dato. E sappiamo anche che parecchi di questi operai godono nei mesi invernali della cassa integrazione, perché non si riesce a lavorare dove c’è la neve, la sola che protegge e da respiro alle nostre montagne martoriate.

Si fa una serrata, di soli due giorni, ma non si fa certamente per difendere i posti di lavoro degli addetti che potrebbero essere occupati diversamente, in un turismo che renda vivo il nostro Parco.

Sui giornali passano anche notizie delle poche ditte che gestiscono il marmo e che hanno utili netti da due milioni fino a sei milioni di euro, ma il numero di operai occupati è poco in linea con quei ricavi: si tratta di 30, 40 operai. Passa anche la notizia che la famiglia Bin Laden comprerà per 45 milioni 1/3 delle cave di Carrara e i venditori delle concessioni che ne beneficeranno sono solo tre famiglie. Questi dati e molti altri che si potrebbero portare (ancora da studiare e da approfondire) fanno capire perché la legge si è fermata alla disattesa sentenza della Corte Costituzionale del 1995, perché si violino i siti protetti, si distruggano le montagne, si inquinino le acque.

Segnaliamo ulteriori approfondimenti in merito:

La grande bruttezza

Un piano alternativo per le Alpi Apuane

Apuane, le ruspe cancellano i monti

Ancora sulla questione Apuane

COMUNICATO CONGIUNTO DI LEGAMBIENTE PISTOIA E COMITATO VIVA LA PORRETTANA VIVA

DUE PESI E DUE MISURE
COMUNICATO CONGIUNTO
DI LEGAMBIENTE PISTOIA E COMITATO VIVA LA PORRETTANA VIVA

Legambiente Pistoia e il Comitato Viva la Porrettana Viva salutano con soddisfazione l’approvazione della mozione che ha portato alritiro della delibera sui tagli alla linea Pistoia-Montecatini. Lo ritengono un gesto doveroso e soprattutto di buonsenso.
Invitano comunque tutti gli utenti del trasporto pubblico e tutti i comitati che li rappresentano a non cantare vittoria e a non abbassare la guardia ed anzi ad unirsi per fare fronte comune in una unica grande vertenza generale per il trasporto pubblico locale.
Fa piacere aver visto una levata di scudi da parte degli amministratori locali in difesa degli interessi dei cittadini, che infatti ha sortito l’effetto di far ritirare la delibera della Giunta Regionale.
Lascia perplessi però che lo stesso atteggiamento e la stessa determinazione non si siano adottati anche nel 2011 in occasione dei tagli alla Ferrovia Porrettana e ci si domanda il perché di due pesi e due misure.
Perché invece nella questione della Ferrovia Porrettana le ragioni che hanno guidato le scelte degli amministratori sono state semplicemente le esigenze della Regione di risparmiare, della Copit azienda in crisi che aveva bisogno di una boccata di ossigeno e di Trenitalia che voleva ridurre i treni “poco redditizi economicamente”, per evitare gli incroci e poter quindi togliere gli scambi e ridurre così i costi di manutenzione?
Forse per via dello scarso peso politico degli amministratori locali della montagna?
O forse perché la montagna non rappresenta un altrettanto vasto bacino elettorale?
Perché Il 02 marzo 2011 nella seduta di Consiglio n. 034 ad un analoga mozione di ritiro del provvedimento relativo alla Porrettana dei Consiglieri Sgherri, Locci e Gambetta Vianna (Mozioni 262 e 264), il Consigliere Venturi invece di procedere alla votazione propone il rinvio in commissione del provvedimento per il riesame (che tra l’altro non ha avuto alcun esito e i tagli sono stati confermati)? Perché due pesi e due misure?
Per i tagli sulla Pistoia-Montecatini i Consiglieri regionali Bini e Venturi si sono mostrati agguerriti e determinati…
Perché invece giovedì 22 dicembre 2011 propongono una mozione (la n.225) che contiene tra le altre cose la reintroduzione di alcune corse di treni in Porrettana che viene approvata dal Consiglio all’unanimità e poi “si dimenticano” di farla applicare? Perché ancora due pesi e due misure ?
Se è vero che il Consigliere Venturi si è in qualche misura adoperato per evitare la rimozione degli scambi di Molino del Pallone, ci si domanda ancora il perché per due situazioni analoghe si adottino due comportamenti opposti ? Che cosa fa la differenza per usare in modo così sfacciato due pesi e due misure ?
Forse la differenza l’ha fatta il Sindaco di Borgo a Buggiano?
Intanto Legambiente e il Comitato hanno chiesto un colloquio con il Sindaco di Pistoia.

Premio Ri-prodotti e Ri-acquistati

 

 

FIRENZE, 25 SETTEMBRE                               COMUNICATO STAMPA

PREMIO RI-PRODOTTI e RI-ACQUISTATI:

Ecco i 9 comuni e l’azienda a partecipazione pubblica (selezionati da Revet e Legambiente Toscana), che con i loro acquisti verdi (i “Ri-prodotti” derivati dalle plastiche eterogenee delle raccolte differenziate toscane), hanno valorizzato le raccolte differenziate fornendo un esempio concreto ai propri cittadini

Nove comuni e un’azienda a partecipazione pubblica sono i vincitori del Premio Ri-prodotti e Ri-acquistati, che Legambiente e Revet hanno promosso nell’ambito di Puliamo il mondo e in collaborazione con Regione Toscana, Corepla e Coreve, per sottolineare le azioni virtuose da parte degli enti che hanno partecipato al bando regionale 2011 sugli acquisti verdi.

Tra gli oltre 50 enti che hanno partecipato al bando della regione (che ne ha emesso uno analogo per il 2012, con scadenza 2 ottobre), Revet e Legambiente hanno selezionato quelle realtà che per qualità e quantità degli acquisti, si sono  distinte, ovvero i comuni di: Calcinaia, Firenze, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Grosseto, Massa e Cozzile, Prato, San Gimignano, Siena e l’Asiu di Piombino.

Nel 2011 e nel 2012 una parte dei proventi dell’ecotassa è stata infatti destinata dalla Regione Toscana a incentivare gli acquisti verdi ovvero i prodotti realizzati in materiale riciclato, in particolare con le plastiche eterogenee (vaschette, retine, shopper, piatti e bicchieri usa e getta…) delle raccolte differenziate regionali.  La Toscana ha dimostrato di poter riciclare queste plastiche meno ‘nobili’ (altrimenti destinate alla termovalorizzazione), recuperando la materia e trasformandola in prodotti a valore aggiunto come gli arredi urbani per parchi e giardini.

“Questo premio va nella direzione e segna obiettivi su cui la Regione Toscana è impegnata da tempo. Siamo soddisfatti del risultato e ci auguriamo che funzioni da incentivo e da stimolo per tutti i Comuni toscani affinché investano un sempre maggiore impegno nella raccolta differenziata e al contempo nel riciclo effettivo dei materiali. Per questo la Regione è intervenuta con finanziamenti consistenti sia per promuovere queste attività sia per supportare la gestione di impianti di trattamento destinati a questo fine. La scommessa è duplice: da un lato ridurre la produzione di rifiuti e aumentare la raccolta differenziata, dall’altro incentivare le filiere del recupero. E cioè consolidando la green economy, creando nuovi settori produttivi e aprendo nuove opportunità di lavoro, un aspetto che ci sta molto a cuore nell’attuale situazione di crescente disoccupazione”. – E’ quanto sostiene l’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, Anna Rita Bramerini.

In effetti in questi mesi in molti parchi pubblici toscani sono stati installati i primi arredi urbani (panchine, giochi, scivoli, staccionate, fioriere…) comprati dai comuni virtuosi che hanno partecipato al bando indetto dalla Regione che incentivava, con oltre un milione di euro, l’acquisto dei Ri-prodotti.

Una menzione speciale va all’Asiu di Piombino che ha effettuato direttamente gli acquisti verdi utilizzandoli poi per progetti ambientali nelle scuole e nei parchi dei comuni in cui gestisce il servizio di igiene urbana. Altra menzione speciale va poi al comune di Calcinaia, in provincia di Pisa, perché è stata l’unica amministrazione ad aver partecipato nel 2011 a tutti e tre i bandi regionali per gli Acquisti verdi . Oltre a quello sulle plastiche eterogenee infatti la Regione aveva emesso un bando per l’acquisto di contenitori per il passaggio alla raccolta monovetro, e quello per il riutilizzo del vetro fine, frazione non riciclabile nelle vetrerie, utilizzato per la realizzazione del sottofondo stradale della via Lucchesina che collega Calcinaia a Fornacette.

“E’ con piacere che segnaliamo il comportamento virtuoso di 9 comuni toscani (di cui 4 capoluoghi di provincia FI, PO, SI, GR) e di una azienda municipalizzata come l’Asiu per aver riacquistato prodotti su plastica riciclata della RD toscana. – dichiara Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – Le buone pratiche si stanno diffondendo ed è proprio con una buona emulazione che speriamo l’esperienza progettuale dei RI-PRODOTTI E RI-ACQUIISTATI si radichi e si rafforzi anche nei prossimi anni. Per questo, inviteremo Revet e Regione Toscana a non demordere e a continure sul sentiero di marcia già tracciato”.

Nell’ultimo anno, dunque, l’attenzione della Toscana si è focalizzata sulla frazione dov’è più difficile trovare sbocchi: le plastiche eterogenee (corrispondenti al 55% degli imballaggi plastici raccolti). Dalla fase di ricerca si è arrivati alla messa in produzione e commercializzazione dei Ri-prodotti in Toscana, manufatti nella cui composizione è presente il materiale plastico da Revet processato: componenti di scooter Piaggio; articoli casalinghi in vendita nella rete Coop; arredi per esterni; parti di prefabbricati; accessori per l’agroindustria…

Differenziare non è riciclare – ha detto il presidente di Revet Valerio Caramassi –  un concetto semplice, anche se troppo spesso le due parole vengono scambiate una  per l’altra. Revet ha realizzato progetti e investimenti per avviare al riciclaggio la massima quantità di rifiuti raccolti, selezionati e trattati (oltre 135.000 tonnellate l’anno di multimateriale, cioè vetro, plastiche, acciaio, alluminio, poliaccoppiati come tetra pak) in Toscana. Il nuovo piano industriale di Revet è orientato al massimo riciclaggio di queste frazioni: e se per i metalli, i poliaccoppiati e parte del vetro il riciclo è sempre stato garantito, così come per le frazioni nobili delle plastiche (il PET delle bottiglie di acqua, l’HDPE dei flaconi dei prodotti igienizzanti), sono invece determinanti gli sforzi di ricerca e industriali fatti recentemente da Revet per  arrivare ai Ri-prodotti in Toscana, che sono i nuovi manufatti o parti di prodotti realizzati dai partner Revet partendo dalle plastiche eterogenee, la frazione meno nobile delle plastiche, che altrimenti andrebbe a recupero energetico o a smaltimento”.

“Ringraziamo la Regione perché unica in Italia ha predisposto un sistema di incentivazione – ha concluso Caramassi – che è indispensabile per riuscire a colmare quel delta di costo rappresentato dalle inevitabili spese aggiuntive della filiera industriale del riciclo: con il riciclo è necessario operare in modo simile a come si è operato per le rinnovabili“.

clicca sulle immagini per ingrandirle

Tram Treno per la piana

 COMUNICATO STAMPA

 TRAM TRENO PER LA PIANA

OTTIMA NOTIZIA: IL PROTOCOLLO ROSSI-RENZI “SPOSA” IL TRAM TRENO

DI LEGAMBIENTE E LABMOB

         Firenze, 17 Settembre 2012                                       comunicato stampa

“Finalmente un’ottima notizia: sta diventando realtà la proposta di estendere la tramvia ai comuni della Piana Fiorentina, proposta avanzata per la prima volta da Legambiente nel 2008 e ripresentata recentemente dalla stessa associazione assieme a Labmob (Laboratorio per la Mobilità sostenibile)” – lo affermano Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana e Piero Baronti, Coordinatore di Labmob, gruppo di lavoro composto da tecnici, docenti universitari ed esperti di varia estrazione che si sono costituiti intorno all’idea-progetto Tram Treno.

 “Come Legambiente e Labmob – continuano Ferruzza e Baronti – abbiamo proposto il tram treno, una tipologia di trasporto originale per l’Italia, comunque in corso di omologazione, ma ben presente in Europa. La caratteristica principale è che può viaggiare sia su tracciati ferroviari che tranviari, a velocità diverse. Utilizzando i binari dedicati dei treni si riducono anche gli investimenti per la realizzazione dell’infrastruttura. Ma essere allo stesso tempo tram gli consente di garantire un servizio di collegamento nei centri urbani, dove è molto più alta la domanda di mobilità. Nel caso del tram treno della Piana si tratta di dotare l’intera area metropolitana di un sistema di mobilità collettivo, utilizzando in parte le infrastrutture ferroviarie esistenti e ipotizzando tre corridoi di trasporto pubblico (anche su gomma) connessi al tracciato del tram treno. L’idea-progetto prevede 2 fasi: la linea tram treno Firenze-Osmannoro-Campi B. (Fase1) e la linea tram treno Campi. B.-Prato Est (Fase 2)”.

 “Il protocollo d’intesa Rossi-Renzi prevede la tramvia fino a Campi Bisenzio e il potenziamento del sistema ferroviario nell’area omogenea fiorentina. Le due proposte si sposano perfettamente – concludono Legambiente e Labmob –  adesso però è necessario estendere il progetto tramviario fino a Prato, attraverso un collegamento che unisca Firenze, i comuni della Piana Fiorentina e la città laniera”.

 

 Ufficio stampa Katia Rosanna Rossi  – 055.6810330 /347.3646589