INCENERITORE DI MONTALE. Condanne e risarcimenti. La soddisfazione di Legambiente Pistoia

Ecco il dispositivo letto in aula dal Giudice Dott.ssa Martucci al termine del processo

Il 29 febbraio si è concluso il processo di primo grado in relazione allo sforamento di diossine e furani verificatosi all’inceneritore di Montale nell’estate del 2007.

Tibo Giorgio e Capocci Maurizio sono stati condannati ad una pena altissima: anni 1 e mesi 6 di arresto oltre al pagamento di un’ammenda di 30.000,00 Euro.

La condanna arriva nonostante la Procura di Pistoia abbia, nel corso delle indagini preliminari, richiesto l’archiviazione per ben due volte. Importante in proposito ricordare che questo processo non nasce per volontà del Pubblico Ministero ma per volere del GIP di Pistoia.

Lo stesso GIP, infatti, ha obbligato il PM a formulare l’imputazione a carico del capo impianto Maurizio Capocci e del Presidente del Consiglio d’amministrazione Tibo Giorgio.

Ripercorriamo insieme i fatti emersi nel corso dell’estenuante istruttoria dibattimentale durata ben 2 anni.

È il maggio del 2007 quando viene rilevato il primo sforamento di diossine e furani. A luglio si verifica un nuovo superamento dei limiti previsti e l’impianto viene finalmente raggiunto da un’ordinanza di chiusura temporanea.

Nel febbraio del 2010 inizia il processo. Gli imputati sono accusati di aver superato nei due frangenti di tempo sopradetti il limite di diossine e furani previsto dalla vigente normativa (capo A dell’imputazione); di aver mantenuto funzionante l’inceneritore per più di 4 ore dall’avvenuta conoscenza dello sforamento (capo B dell’imputazione) e di aver  provocato emissioni di gas, vapori e fumo atte a offendere o molestare le persone (capo C dell’imputazione).

Varie sono le associazioni ambientaliste che chiedono di essere ammesse come parti civili ma solo Legambiente Pistoia entra a pieno titolo  nel processo.

Vengono chiamate in causa in qualità di responsabili civili anche la Cis s.r.l. (gestore del termovalorizzatore), la Cis s.p.a. (proprietario dello stesso) e i Comuni di Agliana, di Montale e di Quarrata (soci del Cis Spa).

A questo punto inizia un’istruttoria dibattimentale che assume fin da subito i toni del grande processo. Del resto -e per fortuna- Pistoia non è abituata a procedimenti penali di così grande rilievo mediatico. Si susseguono testimoni, consulenti tecnici, produzioni documentali, alcune delle quali anche di scottante attualità per la nostra piccola provincia.

Nell’autunno del 2011 cambia il Giudice e tutti gli imputati, sicuramente per allungare i tempi e iniziare a scorgere l’orizzonte della prescrizione (luglio 2012), chiedono che il processo riparta da zero. Il nuovo Magistrato però è determinato a definire il prima possibile la vicenda e così già nell’udienza del 13 febbraio 2012 si parte con le conclusioni. Il Pm chiede l’assoluzione per il Presidente Tibo per tutti i capi d’imputazione e la condanna per il solo Capocci esclusivamente per aver tenuto aperto l’impianto oltre i limiti temporali previsti dalla legge (capo B).

Il 29 febbraio si arriva alla battuta finale.

La strategia difensiva di Legambiente Pistoia è la seguente: se dopo il primo sforamento del Maggio 2007 si fossero adottate tutte le misure necessarie a scoprire cosa non avesse funzionato, il secondo sforamente del Luglio 2007 non si sarebbe verificato.

Per questo motivo Legambiente Pistoia chiede molto più di quanto richiesto dal PM: condanna di entrambi gli imputati per tutti i capi d’imputazione relativamente però al solo episodio del Luglio 2007.

Le difese degli imputati Tibo e Capocci fanno “orecchie da mercante” e non replicano a quanto sostenuto dall’associazione ambientalista pistoiese, sperando forse che il Giudice non abbia inteso.

Le “orecchie da mercante” però non funzionano ed il Tribunale accoglie in pieno la nostra tesi condannando, per il solo episodio di Luglio, Tibo e Capocci ad un anno e sei mesi di arresto e al pagamento di 30.000,00 euro di ammenda oltre che al risarcimento – in solido con il Cis s.r.l. – di 1000 euro a testa alle parti civili e 400 Euro a Legambiente Pistoia e alla refusione delle spese processuali sostenute. Il Giudice ritiene Tibo e Capocci penalmente responsabili per tutti i capi di imputazione.

Se dopo il primo episodio (maggio 2007) di sforamento del limite di diossine e furani fossero state adottate tutte le necessarie misure di sicurezza e fatti tutti i (costosi!) accertamenti sulla funzionalità dell’impianto il secondo sforamento del luglio 2007 non si sarebbe verificato.

Vale a dire: se errare è umano, perseverare è diabolico.

La condanna del Presidente del CIS s.r.l. Tibo Giorgio è molto importante poiché con la stessa si afferma che il Presidente deve “controllare” e “vigilare” sull’operato dei suoi subalterni, insomma si deve guadagnare la ricca pagnotta di mese fine.

Termina così una vicenda che ha tenuto banco sulle pagine della cronaca cittadina per anni.

Una grande vittoria, quindi per i cittadini coinvolti direttamente e soprattutto per Legambiente Pistoia. Un vittoria che rappresenta un precedente importante nella giurisprudenza della nostra città e che apre la strada a una nuova forma di tutela, anche giuridica, della qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Saluti a tutti.

Studio Legale Bonaiuti