APERTE LE PRENOTAZIONI PER I CAMPI ESTIVI DI VOLONTARIATO: SI PARTE!

Legambiente accoglie la richiesta dei territori di contribuire alla loro salvaguardia e valorizzazione; abbiamo dunque preparato tanti campi di volontariato in cui è necessaria la vostra partecipazione e per cui siamo pronti ad accogliere le vostre richieste, scegliete il campo che fa per voi!
Attività legate all’agricoltura, monitoraggio di abusi e difesa della legalità, studio e salvaguardia dellabiodiversità, attività per la tutela e la valorizzazione del territorio e delle sue risorse, interventi per la riduzione delrischio idrogeologico, promozione del turismo responsabile, conservazione delle aree protette, sono alcuni dei temi in cui interveniamo quest’anno.
Campi per adulti, per ragazzi (15-17 anni) e per famiglie (adulti e bambini dai 4 ai 14 anni), Il tutto arricchito daattività formative su temi specifici legati al campo stesso.
Tra le novità di quest’anno: Lampedusa, il Parco Nazionale della Majella, le isole Tremiti, Ustica, il Parco del Monte Barro, le Dune di Piscinas, Sarno e i Campi Flegrei.
Per chi vuole cimentarsi in un’esperienza internazionale, all’estero sono disponibili centinaia di campi in tutto il mondo: Francia, Germania, Spagna, Polonia, Giappone, India, Indonesia, Costa Rica, e tanti altri Paesi, per contribuire alla manutenzione di beni culturali e naturali e al benessere delle comunità locali.
Sul nostro sito trovate tutti i dettagli e il programma completo!

Ufficio Volontariato Legambiente O.N.L.U.S.
Via Salaria 403 – 00199 – Roma
06/86.268.403 – 06/86.268.323-4-6

Campi nazionali in Italia: volontariato@legambiente.it
Campi e progetti all’estero: outgoing@legambiente.it
Campi internazionali in Italia: incoming@legambiente.it

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2016-mar-10-01

C’ERA UNA VOLTA UN’ ANGUILLA

Il nome anguilla vuol dire piccola serpe come testimonia la sua origine latina (“anguis” = serpe). Le anguille sono pesci talassotochi, ovverosia animali che depongono le uova in mare ma vivono nelle acque dolci fino al raggiungimento  della maturità sessuale  dopodiché tornano  nelle acque marine per la riproduzione. Come tutti gli anguilliformi hanno sangue velenoso per la presenza  di ittiotossine; tale tossicità si perde però durante la cottura e ad opera dei succhi gastrici  del tubo digerente dell’uomo. E’ un pesce dal corpo cilindrico  allungato che ricorda quello del serpente  da cui differisce, tra l’altro, per la compressione laterale della sua porzione caudale. Questa forma, unita al grandissimo numero di vertebre (oltre 200)  permettono all’animale sia un agile movimento nell’acqua che una buona mobilità sulla terra ferma. E’ conosciuta fin dall’antichità per la prelibatezza delle sue carni  nonostante risultasse misterioso, ai naturalisti e ai pescatori di allora, il tipo di vita, il comportamento e soprattutto la riproduzione di questa bizzarra specie i cui enigmi, dopo oltre 2500 anni dall’epoca accennata non possono dirsi del tutto svelati. Le anguille costarono il Purgatorio dantesco a papa Martino IV che di questi pesci era estremamente ghiotto.

« ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia
dal Torso fu, e purga per digiuno
le anguille di Bolsena e la vernaccia »
(DantePurgatorio, Canto XXIV)

Aristotele (384-322 a.C.) ipotizzava che fossero dei vermi a dare alla luce le anguille e che detti vermi venissero a loro volta generati spontaneamente dal fango. Fino dal principio del secolo scorso, le giovani larve, assai dissimili dagli adulti, venivano classificate in un genere zoologico diverso e chiamate Leptocephalus. Furono G.B. Grassi e S. Calandruccio che scoprirono la vera natura delle larve. Solamente nel 1922 fu scoperta la località prescelta dalle anguille per la loro riproduzione ed individuata nel mar dei Sargassi.  Fu osservato infatti, dall’ittiologo danese Johannes Schmidt, che le dimensioni delle larve d’anguilla catturate  si facevano sempre più piccole via via che gli studi e le ricerche  venivano spostate verso sud ovest. Le femmine possono raggiungere la lunghezza di un metro e mezzo e i sei chili di peso (i famosi capitoni che allevati dall’uomo possono vivere anche fino a 50 anni), i maschi hanno dimensioni decisamente meno imponenti. Questo pesce è munito di una lunga pinna che, partendo poco dopo la testa, lungo il dorso dell’animale, gira attorno alla coda proseguendo per un certo tratto lungo la parte ventrale del corpo. Oltre a questa, le anguille presentano due pinne pettorali dinanzi alle quali si schiudono le aperture branchiali assai anguste e quindi tali da poter trattenere all’interno l’acqua per molto tempo permettendo a questi pesci di rimanere a lungo fuori dall’ambiente liquido senza difficoltà. E’ essenziale  infatti per la respirazione di tutti i pesci, salvo rare eccezioni, poter assorbire, non l’ossigeno dell’aria bensì quello disciolto nell’acqua attraverso l’opera delle branchie che devono, per questo essere tenute costantemente bagnate. La pelle dell’anguilla è spessa e ricca di ghiandole secernenti un muco viscido che riveste l’animale consentendogli di insinuarsi praticamente ovunque anche in ristrette fessure e, talvolta, di scappare dalle mani dei pescatori. Le anguille depongono le loro uova in una zona particolare dell’Oceano Atlantico, nel Mar dei Sargassi, fra le isole Bermuda e le Grandi Antille, ad una profondità di 400 metri, sopra un abisso che raggiunge i 6000 metri in un ambiente caratterizzato da una temperatura costante di circa 17°C e da una elevata concentrazione salina. Qui nascono tutte le anguille d’Europa. La deposizione si verifica tra marzo e aprile, circa un anno e mezzo dopo aver intrapreso il loro viaggio dai nostri fiumi mosse da una forza tanto irresistibile quanto misteriosa. Si tratta di un percorso estremamente lungo (dai 3000 ai 6500 km a seconda del luogo di partenza) e pieno di pericoli  che questi coraggiosi animali compiono senza mai mangiare spinti dal solo desiderio di assicurare la propria discendenza e quindi conservare la specie come le leggi della  natura impongono. Una volta deposte le uova, le anguille, stremate dalla fatica e dal digiuno, muoiono e, mentre le miriadi di uova risalgono alla superficie, esse discendono nella profonda fossa sottostante fornendo alimento ai pesci abissali. Le larve, che nascono dopo qualche giorno, sono piccole, lunghe 7 mm circa, trasparenti come il vetro e con la bocca armata di denti sebbene l’assunzione del cibo avvenga, a questo stadio, solo per assorbimento cutaneo. Esse galleggiano passivamente lasciandosi trasportare dalla Corrente del Golfo, nutrendosi di plancton  e accrescendo il loro corpo che, lentamente, passa dalla primitiva forma piatta simile ad una fogliolina di salice a quella cilindrica riducendo anche la propria lunghezza. Al termine della prima estate hanno raggiunto i 2,5 cm, mentre l’estate successiva, quando si trovano ancora in mezzo all’Atlantico la loro lunghezza passa ai 5-6 cm. La terza stagione estiva le coglie ormai prossime alle isole Azzorre ed è a questo punto che le piccole anguille vengono chiamate “ceche”, sebbene siano dotate di occhi pienamente in grado di funzionare e capaci di nuotare attivamente. Sono passati, così tre anni della loro vita e la loro dimensione si aggira attorno ai 7-9 cm. Bisognose di acque più ricche di ossigeno rimontano caparbiamente fiumi , ruscelli e torrenti nutrendosi di larve di insetti, piccoli anellidi e gasteropodi, risalendo con notevoli sforzi e altrettanta decisione, la corrente. Si spostano di solito durante la notte mentre, di giorno se ne stanno immerse e al sicuro nel fango del fondo. Durante l’inverno cessano ogni attività  rimanendo celate nella melma, dove la temperatura è più alta (a causa dei processi di decomposizione del materiale organico) in una specie di letargo nell’attesa della buona stagione. Benché assai voraci, non si accrescono rapidamente   e raggiungono la piena maturità in età diverse le femmine dai maschi che raggiungono al massimo il mezzo metro e i 140-170 grammi di peso. I maschi divengono adulti dopo 6 o 7 anni, le femmine impiegano, per compiere lo stesso processo, dai 10 ai 15 anni. Col passare del tempo e l’aumentare delle dimensioni, le anguille cominciano a nutrirsi con qualunque cosa trovino di vivo o di morto, crostacei, vermi, uova di pesci, ranocchi e persino topi non di rado avventurandosi fuori dall’acqua favorite dall’oscurità e dalla guazza della notte che le mantiene umide e ne favorisce gli spostamenti. E’ dopo questo notevole periodo della loro vita, che le ha condotte attraverso graduali trasformazioni all’aspetto per noi consueto della forma del corpo e della sua pigmentazione in base alla quale vengono chiamate “anguille argentine”, che nella tarda estate e in autunno, durante le notti di luna nuova abbandonano i fossi e gli stagni, ove fino ad allora avevano vissuto e, rispondendo al comando inesorabile della natura, si mettono in viaggio superando ostacoli e difficoltà, percorrendo tratti di terra ferma, sempre di notte, sui prati umidi di rugiada, fino al corso principale dei fiumi e da lì fino al mare aperto. Durante questo viaggio si sviluppano gli organi della riproduzione a spese delle riserve di grasso accumulate in precedenza. Molte cadono vittime dei predatori e dell’uomo ma il loro numero è ancora elevatissimo quando si tuffano nello stesso mare dove avevano trascorso la loro infanzia, avviandosi con determinazione e tenacia verso il compimento della propria missione di vita. Le anguille che noi vediamo contorcersi e snodarsi nelle tinozze dei pescivendoli, strappate a quel ciclo che si compie fin dalla notte dei tempi hanno tutte una storia che ricorda la fiaba quella appunto che inizia col “c’era una volta un’anguilla”.

Paolo Nesti

Rapporto Biodiversità 2013

AI REGIONALI
AI CIRCOLI

Cari amici,
Vi inviamo il Dossier Biodiversità 2013, scaricabile QUI, che come ogni anno fa il punto della situazione sullo stato della biodiversità a livello nazionale e internazionale.
Quest’anno il Dossier è aggiornato con i dati della Lista Rossa Italiana, pubblicata a fine maggio dal Comitato Italiano dell’IUCN e da Federparchi: la Lista Rossa Italiana, che elenca lo stato di conservazione delle specie, ha preso in considerazione la flora e i vertebrati terrestri e marini indicando per ogni specie esaminata il grado di minaccia. Nel caso vi interessi, la versione cartacea delle Liste Rosse può essere richiesta direttamente a Federparchi (06/51604940-segreteria.federparchi@parks.it)
Inoltre il Dossier Biodiversità 2013 contiene un Focus sulla tutela della biodiversità delle zone umide, a cui hanno collaborato Ambiente Italia e l’Università delle Marche.
Per qualsiasi ulteriore informazione (e per avere la copia in alta definizione), potete contattare direttamente Federica Barbera f.barbera@legambiente.it.A prestoRossella Muroni
Direttore generale Legambiente